La paura di essere tagliati fuori: come i social media influenzano la nostra autostima
Maurizio Rabuffi - lun 09 feb - milano , cologno monzese , psicoterapia , ansia , paura , sostegno adolescenti
Ti è mai capitato di essere a una cena piacevole e sentire un impulso irresistibile di controllare Facebook o Instagram? E, vedendo le foto di un altro evento a cui non sei andato, provare un improvviso senso di vuoto o di esclusione sociale? Se la risposta è sì, benvenuto nel mondo della FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di restare tagliati fuori. Non si tratta soltanto di una “fissazione per il telefono” quanto piuttosto di un fenomeno psicologico molto profondo che merita di essere approfondito per non diventarne schiavi.
Cos’è davvero la FOMO?
Il termine è moderno, ma la radice antichissima. Come esseri umani, siamo “animali sociali”: per i nostri antenati, essere esclusi dal gruppo significava morte certa. Oggi non rischiamo più la vita, ma il nostro cervello rettiliano percepisce ancora l’esclusione sociale come un pericolo. I social media hanno amplificato questo meccanismo, regalandoci una finestra costante (e deformata) sulle vite degli altri.
La FOMO non ci dice che la nostra vita è vuota, ci dice solo che abbiamo paura di non essere abbastanza.
La trappola del confronto costante
Il problema della FOMO non è tanto quello che fanno gli altri, quanto piuttosto quello che noi proiettiamo su di loro. Quando scrolliamo il feed, cadiamo in tre trappole mentali:
- confrontiamo la nostra vita “dietro le quinte” (fatta di noia, stress, momenti di difficoltà…) con i “momenti migliori” (filtrati e scelti) degli altri;
- ci illudiamo che esistano infinite vite eccitanti che potremmo vivere, dimenticandoci che scegliere una cosa significa necessariamente rinunciare a un’altra;
- cercando di monitorare cosa succede altrove, smettiamo di abitare l’unico posto dove la vita accade davvero: il qui e ora.
5 strategie per affrontare la FOMO e ritrovare la calma
Per uscire da questo circolo vizioso serve cambiare il modo attraverso cui elaboriamo ciò che vediamo. Lo possiamo fare attraverso 5 strategie:
1. Riconoscere la “vetrina” vs il “backstage”
Quello che vediamo online è una versione curata, editata e filtrata della realtà. Nessuno pubblica foto della propria solitudine, dei dubbi esistenziali o dei fallimenti. Stiamo confrontando il nostro “dietro le quinte” (fatto di normalità) con la “vetrina” edulcorata degli altri. È una gara che non possiamo vincere perché le basi di partenza sono falsate.
2. Passare dalla FOMO alla JOMO
La JOMO (Joy of Missing Out) è la gioia di perdersi le cose. Significa scegliere consapevolmente di non essere ovunque per poter essere pienamente da una parte sola. La prossima volta che rinunciamo a un impegno, non pensiamo a cosa stiamo perdendo, ma a cosa stiamo guadagnando: tempo per noi stessi, riposo, un libro, silenzio….
3. Fare una verifica dei profili social che seguiamo
Il proprio feed dovrebbe essere un luogo che ci ispira e non invece un tribunale che ci condanna. A questo proposito può essere utile silenziare quegli account che, puntualmente, ci fanno sentire inadeguati o ansiosi.
4. Alleniamo il muscolo della gratitudine
La FOMO si nutre di ciò che manca. La gratitudine si nutre di ciò che c’è. Ogni sera, possiamo allenarci a scrivere tre cose belle che ci sono capitate durante la giornata (anche piccole come un buon caffè, un pranzo con un amico, una risata…). Questo sposta il focus del nostro cervello dalla “scarsità” all’ “abbondanza”.
5. La regola dei 10 minuti
Quando sentiamo l’impulso compulsivo di controllare il telefono per vedere cosa succede, imponiamoci di aspettare 10 minuti. In questo tempo, facciamo respiri profondi o osserviamo l’ambiente intorno a noi. Spesso, l’urgenza svanisce non appena ci riconnettiamo con il momento presente.
Quando la FOMO diventa un segnale d’allarme
Se la paura di essere tagliati fuori diventa paralizzante, influisce sul sonno e ci impedisce di goderci la vita reale, potrebbe essere il sintomo di un’ansia più profonda o di una bassa autostima che merita di essere ascoltata da un professionista, uno psicoterapeuta, in uno spazio protetto. Se sentiamo che il confronto con gli altri sta consumando le nostre energie, parlarne con uno psicoterapeuta può aiutarci a ricostruire un senso di valore interno personale indipendente dai “like” e dalle aspettative sociali.
Maggiori informazioni su come affrontare la FOMO.
Maurizio Rabuffi, Psicologo - Psicoterapeuta a Milano e Cologno Monzese
Psicologo - Psicoterapeuta a Milano e Cologno esperto in gestione della FOMO e ansia da social.
Maurizio Rabuffi, Psicologo - Psicoterapeuta di Milano è un consulente professionista che aiuta i pazienti che vivono la FOMO a ritrovare calma, presenza e sicurezza interiore. Grazie all'intervento da lui offerto nei suoi studi, alla conoscenza e all'esperienza maturata, i pazienti potranno tornare a vivere con più libertà il qui e ora. Lo Psicologo - Psicoterapeuta di Milano è iscritto all'Albo degli Psicologi della Lombardia (Sezione A, nr. 18441). Nel corso degli studi ha approfondito gli aspetti teorici e metodologici della Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), dello Psicodramma Moreniano, della Mindfulness, dell'Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR), della Schema Therapy, dell'Emotionally Focused Couples Therapy, dell'Ipnosi Ericksoniana, dell'Ipnosi Regressiva, della Psicoterapia Sensomotoria e della Psicologia Aumentata.
Può essere contattato per un percorso di psicoterapia al numero 3479013916 oppure via mail scrivendo a info@rabuffi.it.
Riceve nei sui studi di Milano e Cologno Monzese:
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